Cfr. ludik.it

Oggi non sarei più in grado di preoccuparmi di parole astratte, tipo, che so, la Scuola. Oggi la scuola è un edificio polveroso in cui lavoro, e la mia principale preoccupazione è un bambino (italiano, normodotato) che arriva dalla quinta elementare con buono in pagella e non sa leggere; un altro che avrebbe bisogno del sostegno ma è fuori budget; e un genitore a cui ho spiegato una cosa un mese prima che una circolare del ministro la cambiasse; e il mese dopo è cambiato anche il ministro. Oggi non penso più alla Sanità, penso alla mia colecisti e a quanto mi costerà nei prossimi mesi. E poi penso alla casa. Sette anni fa non la mettevo neanche in elenco. E alle spese, alle tasse. Qualche tempo fa ho scoperto di appartenere a una delle fasce che ha perso il maggior potere d’acquisto, e la cosa mi ha fatto una rabbia che non ti dico. È stato come… svegliarsi cittadino di Serie B. Sì, me lo aspettavo, eppure quando ti ci trovi dentro è sempre diverso da come te lo figuravi. Insomma, è come nell’atroce racconto di Buzzati: man mano che il paziente scende da un piano all’altro dell’ospedale, vede sempre meno cielo dalle finestre, e si concentra sempre di più su sé stesso e i suoi dolori. Questo sta succedendo a me, Astensionista. Sette anni fa mi preoccupavo dell’Italia, se non del Mondo. Adesso mi preoccupo del prezzo di un singolo metro quadro in periferia. Sto diventando sempre più piccolo, e forse meschino.
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Leonardo sul suo blog, “I gelati sono buoni ma…”