Un turista guarda sempre verso l’alto. Resta stupefatto dall’architettura, dalle vetrate, dagli archi e dalle colonne; mentre noi cubani camminiamo facendo attenzione alle buche che potrebbero mettere in pericolo le nostre caviglie
A me sta sulle palle che delle piccole élites privilegiate predichino lo scandalo di una legge ad personam, trascurando il fatto che tutte le altre leggi colpiscono personam di cui si disinteressano. E mi chiedo dove sia finito quel “capire gli interessi della gente”, se si pensa che agli elettori che in massa hanno votato Berlusconi interessi davvero la sua condannibilità piuttosto che mille altre cose che colpiscono le loro tasche e le loro vite. Con l’eccezione di quelli così allenati all’indignazione antiberlusconiana da essere disposti a far mettere in galera i clandestini a centinaia purché si mantenga una speranza che in galera ci vada anche Berlusconi.
Un anno fa un manipolo di giovani marmotte, ardimentose e sconosciute ai canoni della politica, conquistò a sorpresa il Fort Apache del municipio del paesone gaetano e poi si incagliò sulle delibere. Qui provo a tracciare un diario sulla “città dei bamboccioni”, tra civici e delusi.
Berlusconi è intenzionato a dimostrare che - per governare la crisi italiana, come vuole che noi l’immaginiamo - è costretto per necessità a separare lo Stato dal diritto, la decisione dalla legge, l’ordine giuridico dalla vita. Come se il Paese attraversasse una terra di nessuno. (…) Il soldato come questurino, il giudice come chierico, il giornalista come laudatore sono le tre figure di una scena politica che minaccia di trasformare radicalmente la struttura e il senso della nostra forma costituzionale. Sono i fantasmi di un tempo sospeso dove il governo avrà più potere e il cittadino meno diritti, meno sicurezza, meno garanzie.
— Giuseppe D’Avanzo su Repubblica di ieri, “L’eccezione è la regola”