“Il talento è un malessere allo stato liquido”
—Sidney Pollack nel documentario su Frank Gehry (via robba)
Maggio 2008
“Ora credono di liberarsi del problema Sud con una ingente somma di danaro mal speso, ora inviando l’esercito, ma sempre con l’idea di trattare con «quelli là», non con qualcosa che strettamente li riguarda. Con l’esercito fecero l’Annessione senza stipulare alcun patto, con l’esercito adesso vorrebbero fare la dis-Annessione dalla monnezza. Siamo sempre lì. Allora per favore non diciamo che il Sud è senza voce, diciamo che ha tutte le colpe ma non questa. Diciamo anche che l’Italia non ci vuol sentire. Come si fa a non curarsi della gente, a buttarla nelle varie Scampie e favelas, a non creare occasioni di lavoro a una popolazione indigente, a tenerla in condizioni di vita peggiori di quelle in cui si trovano i rom nei loro campi, e poi pretendere la raccolta differenziata, la coscienza civica e tutto il resto. Non può il governo centrale abbandonare la gente così e poi colpevolizzarla. Chi semina vento si sa cosa raccoglie.”
—Raffaele La Capria sul Corriere della sera di oggi (via quarky)
“La mattina del 20 gennaio 1992, Emanuele Paratore, all’epoca preside della facoltà di Lettere e figlio del celebre latinista Ettore. Battevano con pugni e calci sulla porta della sua stanza. «Esci fuori, maiale!». «Ora entriamo e ti tagliamo la lingua!». Paratore si guardò intorno. Unica via di fuga: la finestra. Aveva 48 anni e solo un lieve accenno di pinguedine: ma poi è la paura che ti fa diventare un atleta. Così, non esitò: guardò in basso e si lanciò. Tre metri di volo. Per poi cadere, miracolosamente, in piedi.”
—Quella volta che al preside di Lettere alla Sapienza puntarono una pistola alla tempia (oggi sono rimasti in pochi a fare la guardia al museo delle cere, ma fanno casino lo stesso)
“L’uomo del raid del Pigneto, “l’italiano sulla cinquantina” cui la polizia cerca da cinque giorni di dare un volto, il più vecchio tra i mazzieri, il “Capo”, arriva all’appuntamento ai tavolini di un bar che è notte. Ha i capelli brizzolati, gli occhi lucidi come di chi è in preda a una febbre. Allunga la mano in una stretta decisa che gli fa dondolare il ciondolo d’oro al polso. “Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.”
—Carlo Bonini ha intervistato su Repubblica di oggi il ricercato per il raid del quartiere Pigneto a Roma contro i negozi di immigrati (che poi stamattina si è consegnato alla polizia). Da leggere il commento di Adriano Prosperi (“Da Pasolini alla post-politica”) sullo stesso giornale. E per restare in tema il pezzo di Gian Antonio Stella sul Corriere su “Razzisti e antirazzisti”.
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“Dice Sharon Stone che il terremoto in Cina è venuto perché il Paese c’ha il karma incasinato per via di quello che sta facendo in Tibet. D’altronde, come tutti sanno, l’uragano a New Orleans è venuto per via di quello che l’America stava facendo in Iraq. Lo tsunami in Tailandia invece -essendo i tailandesi in gran parte buddisti- pare che fosse semplicemente sfiga.”
—Livefast sul suo blog
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“Per fare un paragone calcistico, sembra come se tutti analizzassero alla moviola se la palla abbia o meno superato completamente la linea di porta, assegnando un gol, senza preoccuparsi che il pallone sia stato indirizzato in porta con le mani!”
—Da un articolo in cui la redazione della tv comunitaria autorizzata Agr di Ostia spiega come fu chiusa dal ministero. Più o meno quello che rischia oggi la telestreet gaetana Tmo, che non ha neppure autorizzazioni.
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“E quando tutta la platea potenziale del bar è lì che lo ascolta, in un silenzio assai promettente, Guccini dice: voi non avete idea di quello che succede in America. In America c’è la rivoluzione. I campus universitari sono insorti. L’ha scritto anche Hannah Arendt: e a questo punto i presenti annuiscono, fingendo di ricordare che Hannah Arendt sia una cantante tipo Martha and the Vandellas o Diana Ross e le Supremes. E se l’ha scritto la Arendt, sottolinea Guccini, fidatevi di me, deve esserci del vero. Sicché quando dal fondo della sala tv il solito kamikaze chiede com’era andato nelle classifiche l’ultimo disco di Hannah and the Arendts, il giovane Franceso si permette un sospiro di compassione, come per dire: ma guarda con che gente, ma come si fa.”
—Raccontata da Edmondo Berselli in “Adulti con riserva - Com’era allegra l’Italia prima del 68”
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“Capisci che anche loro come te stanno cambiando nel viaggio irrimediabilmente. Niente sara’ piu’ lo stesso. Il te stesso che conoscevi e’ partito, perduto. Ha lasciato i pezzi peggiori in un campo di riso nel Guanxi ed ha lavato il suo egoismo nelle acque del golfo di Thailandia. Ha barattato la paura per una chitarra ed ha tirato giu’ dalle pendici delle montagne di Ratanakiri le zavorre del consumismo.”
—Gaetano Pascolla, che è partito per un giro del mondo lungo un anno, con pochi soldi, inventandosi lavori, uno zaino sulle spalle e poco più (segnalato da Peppuccio)
“Ecco, cos’è casa? Il luogo in cui si è nati o Il luogo in cui si vuol vivere? Il luogo che hai deciso di abbandonare o quello che hai deciso di abitare? Insomma, la casa è un dato di nascita oppure è qualcosa che si sceglie e si costruisce nel tempo? Io propendo per le seconde ipotesi e credevo che su questo, da qualche decennio a quesa parte, fossimo un pò tutto d’accordo. Ma visto che non è così, vi ripropongo il quesito: cosa è casa?”
—Mario Giampaolo sul blog di Ops